Ritornano gli incontri cinematografici a Catanzaro: il 19 aprile incontro con Antonio Capuano

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Il 19 aprile ci saremo anche noi al Supercinema di Catanzaro per ricordare Antonio Capuano.

Il nostro Direttore Virgilio Piccari saprà brillantemente restituire l’atmosfera accademica degli anni ’80, quella che Capuano ha contribuito a rendere vivace protagonista del dibattito culturale cittadino.
Incontro con Antonio Capuano al Supercinema di Catanzaro

Ritornano gli incontri cinematografici a Catanzaro.
Il cinema di Antonio Capuano sarà protagonista martedì 19 aprile  al Supercinema ore 18,15 per un incontro che vedrà presente personalmente il maestro napoletano del cinema, che incontra la città che lo ospitò negli anni ’80 come docente dell’Accademia di belle Arti di Catanzaro .
L’evento, organizzato dalla Cineteca della Calabria, dalla Casa del Cinema, dal Cineforum Cinemazaro,  Associazione Terzo tempo  e Associazione Catanzaro dentro le Mura.
Verrà proiettato il film Bagnoli Jungle e inoltre, per la sua carriera di regista cinematografico riceverà il Premio Mario Gallo  della Cineteca della Calabria. Negli anni in cui la giovane istituzione era un fermento di innovazione.
La creatività e le esperienze che ne sono scaturite cosa avranno lasciato nell’immaginario di un artista fuori dal coro, schivo ed estraneo dai preamboli dei preliminari, corollario di una élite che fa il bello è il cattivo tempo.
Capuano racconta e sbatte in faccia la realtà di cui si nutre, trasportandola in visione senza scusarsi con inutili orpelli, perché quello è. Capuano debuttò nel ’91con Vito e gli altri, vincitore del premio internazionale della critica a Venezia nel ’92.
Un film che rivela una capacità rara di padroneggiare la macchina da presa, per ottenere un effetto “sporco”, non patinato, ma nemmeno naturalistico. Più lirico che neorealista, in qualche modo più “freddo” che sentimentale, ma certamente partecipe, quel film si impone per la sua verità, per la forza con cui la racconta e per il coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato in causa dagli attori (non professionisti), in certi monologhi con gli occhi fissi nella telecamera, un modo spietato di svelare Napoli.
Nel ’96 presenta a Venezia Pianese Nunzio 14 anni a maggio. Un soggetto difficile, si parla di pedofilia e il punto di vista non è scontato.
La vicenda di cronaca a cui era ispirato è quella del rapporto tra un prete colto e intelligente e un ragazzino dei vicoli; al di là dell’abuso, una storia d’amore e di povertà, di dubbi e di contrasti interiori.
Anche nel successivo La guerra di Mario al centro della storia c’è un bambino di una famiglia disagiata che viene dato in affido, tra tentativi di adattamento e fuga. Ha un occhio attento al mondo adolescenziale, Capuano. Eppure il suo è un cinema politico, ha una visione che abbraccia la collettività, al di là delle storie dei singoli. Bagnoli Jungle  (2015), per esempio, è il manifesto di un quartiere e di un mondo in declino, quello dove erano attive l’Italsider e una solida classe operaia.
La materia narrativa è organizzata attraverso lo sguardo di tre generazioni: il protagonista più anziano è un ex operaio dell’Italsider patito di calcio (e anche qui c’è il culto di Maradona). Suo figlio si arrangia tra furti nelle auto e giri di trattorie. E poi c’è un ragazzo, il garzone di una salumeria. «Bagnoli oggi è allo sfascio, un tempo qui c’è stato un tessuto sociale fatto di partecipazione, di civiltà, di speranza nel progresso. Ora è un territorio in preda alla camorra.
È un destino infame.
Il film su questo quartiere rappresenta un grande dolore, la ferita di una città. Il film più recente, Il buco in testa (2020), è di nuovo un lavoro che dimostra la sua autonomia intellettuale e che ripercorre senza sconti una pagina dolorosa della storia italiana, archiviata ma ancora pulsante, quella del terrorismo.
La storia è ispirata a un fatto di cronaca: l’assassinio di Antonio Custra, vicebrigadiere ucciso a Milano nel corso di una manifestazione il 14 maggio del 1977.

 

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