METAFORE DELLA VISIONE I (26 - 31 marzo 2001)

Cinema sperimentale e d'avanguardia americano 1930 - 1980


UN CINEMA ALL’INFINITO

Locandina Metafore della Visione I edizione

“Metafore della visione” è una grande retrospettiva sul cinema sperimentale e d’avanguardia americano degli anni 1930-1980: più di 90 film, quattro personali dedicate a Maya Deren, Kenneth Anger, Stan Brakhage e Jonas Mekas, un itinerario suggestivo e inquietante dagli anni trenta agli anni ottanta, che testimonia la ricchezza e la varietà impensabile di un cinema all’infinito.
Un cinema che ancora oggi pochi, anzi pochissimi, conoscono. Andy Warhol è certamente un nome noto, ma chi ha visto “Vinyl”? L’underground, oggi, financo lo si celebra; il cinema underground sembra ormai un fatto acquisito, ma chi conosce Ken Jacobs?, o Ron Rice? “Dagli anni trenta alla grande stagione dell’underground degli anni sessanta, sino all’epoca della post-avanguardia, l’altro cinema americano si intreccia con le ricerche del cinema sperimentale europeo e spesso ne rielabora i modelli linguistici, riproponendo in forme diverse le poetiche del dada e del surrealismo, dell’astrazione e del cinema puro, con particolare attenzione all’opera di Hans Richter e di Jean Cocteau.
Negli anni sessanta, poi, l’intreccio con l’arte visiva e il teatro si fa anche più stretto e le strutture formali della pop art, del minimalismo, dell’arte e della musica seriale innervano importanti esperienze cinematografiche. Insieme lo spazio della ricerca si innesta sulle innovazioni più avanzate della tecnologia del visibile, per trasformare la logica e le forme delle immagini cinetiche”. Insomma, di che cosa stiamo parlando? Non è nel “New York Times” né nella “Pravda” che si trova la verità, ma nei labirinti profondi della soggettività e dell’immaginario, affermava Jonas Mekas all’inizio degli anni sessanta. E l’altro cinema americano, dall’avanguardia all’underground, è una grande avventura di ricerca della verità oscura dello spirito, dell’enigmaticità dell’io e dell’inconscio, un’esperienza di radicale sovvertimento del visibile e della comunicazione.
E’ un cinema aperto a fascinazioni segrete e proibite, segnato da una volontà di trasgressione dei comportamenti e dei linguaggi, impegnato a scoprire i misteri della visione. E’ il grande occhio della notte, lo sguardo non prigioniero delle regole e dei canoni, che rivela il volto nascosto delle cose, in una ricerca metodica e dissennata della vertigine del nuovo.

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Bruno Di Marino presenta la rassegna. Saletta blu del cinema Masciari (Catanzaro) durante la proiezione di Matrix I, di John Whitney.


METAFORE DELLA VISIONE II (1 - 3 aprile 2003)

Il cinema di Peter Kubelka

Manifesto Metafore della Visione II edizione

Dal 1 al 3 aprile 2003 Rassegna del Cinema Metaforico e Metrico di Peter Kubelka organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Sarà presente Kubelka che terrà due conferenze: Il linguaggio del cinema e Il materiale del cinema. La rassegna è a cura di Salvatore Brancato, Andrea la Porta e Letizia Paonessa.
Peter Kubelka, nato nel 1934 a Vienna, ha inventato alla fine degli anni ’50 il cinema metrico, che è al cinema ciò che la musica seriale di Schoenberg è alla musica. Il suo lavoro cinematografico influenzerà in maniera decisiva il cinema indipendente americano degli anni ’60 e ’70. Co-fondatore dell’Anthology Film Archives a New York e dell’Oesterreichisches Filmmuseum a Vienna, Peter Kubelka dirige dal 1980 l’ensemble di musica da camera Spatium Musicum e dà regolarmente da una ventina d’anni delle conferenze in Europa e negli Stati Uniti sulla sua concezione del cinema, della cucina e della musica come forme d’arte.
Durante i suoi studi sul cinema Kubelka scopre la beffa del movimento e i suoi paradossi: 'Il cinema come macchina - ribadisce il filmmaker viennese - non ha movimento. Il proiettore emette impulsi luminosi: ventiquattro al secondo. Per l’esattezza, ogni impulso dura circa un quarantottesimo di secondo; poi, per un altro quarantottesimo di secondo, c’è buio. In questa frazione di tempo il proiettore trasporta il fotogramma successivo e, quindi, lo proietta: Ma il fotogramma, mentre viene proiettato, non si muove ' ”, un assioma, questo, che ci riporta ad Ejzenštejn: “Da due cellule immobili nasce il movimento […] non un movimento di fatto, ma un’immagine del movimento...”. Ad ogni modo, Kubelka, su quel “rapporto di due immobilità” fonda il nucleo centrale della ricerca che lo spinge ad indagare sul tempo e sulla luce, elementi che informano gran parte delle sue opere.

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Peter Kubelka nella saletta blu del cinema Masciari (Catanzaro). Peter Kubelka parla del suo cinema metaforico. Peter Kubelka parla del suo cinema metaforico. Peter Kubelka.


METAFORE DELLA VISIONE III (13 aprile - 15 giugno 2005)

A/traverso i linguaggi per esplorare le relazioni nascoste tra arte realtà e utopia

Manifesto Metafore della Visione III edizione

Per mobilitare i linguaggi e attraversare i confini; per annebbiare i margini dei racconti e confondere le fonti dalle quali sono recuperati i materiali: per ritrovale la forza micidiale dell'opera d'arte.













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Andrea La Porta (a sinistra) e Salvatore Brancato presentano la rassegna. Piergiorgio Caruso nella saletta blu del cinema Masciari (Catanzaro). Piergiorgio Caruso Piergiorgio Caruso durante la sua conferenza su Cinema e Rock. Piergiorgio Caruso parla del primo album dei Velvet Underground & Nico con la celebre banana di Andy Warhol.


METAFORE DELLA VISIONE IV (10 aprile - 3 maggio 2007)

Hoc opus, hic labor - La vita postuma delle arti figurative nel cinema

Manifesto Metafore della Visione I edizione

Inizia martedì 10 aprile (2007) a Catanzaro la IV edizione di “Metafore della visione”, rassegna biennale video-cinematografica organizzata dall’Accademia di Belle Arti del capoluogo calabrese e curata da Salvatore Brancato, Andrea La Porta e Letizia Paonessa.
“Hoc opus, hic labor. La vita postuma delle arti figurative nel cinema” è il titolo dell’edizione di quest’anno, il cui nucleo tematico sono i complessi rapporti fra cinema, video e arti figurative, nella prospettiva critica della natura osmotica di tutte le arti, della visione e non, di bauhausiana memoria.
L’Accademia di Belle Arti di Catanzaro si è fatta carico, da diversi anni, di promuovere e diffondere questa consapevolezza culturale.
Il primo film in programma è Lo sguardo di Michelangelo, di Michelangelo Antonioni, del 2004, un documentario di appena 15’ sul Mosè di Michelangelo prodotto dall’Istituto Luce e dalla Lottomatica di Roma e già premiato a Cannes e proiettato al British Museum di Londra, al MOMA di New York, al Festival sul cinema d’arte di Capalbio. Prima della proiezione, ci sarà una conferenza del Prof. Andrea La Porta sul tema “La vita postuma delle arti figurative nel cinema” e una performance canora di Francesca Prestia che interpreterà la Gymnopedie N. 1 di Erik Satie accompagnata dal chitarrista Giuseppe Donnici.
Nel corso della rassegna, che si svilupperà nell’arco di quattro settimane: dal 10 aprile al 3 maggio 2007, e che offrirà alla visione pellicole assolutamente straordinarie per valore storico e pregnanza espressiva come il primo lungometraggio di David Lynch Eraserhead del 1978, o come Una notte sul Monte Calvo di Alexandre Alexeieff del 1933, che è considerato uno degli esempi più importanti e geniali di cinema d’animazione, o come The Text of Light del 1974 di Stan Brakhage, omaggio del grandissimo esponente del cinema sperimentale americano scomparso di recente alla pittura di Turner, o come Passion del 1982 di Jean-Luc Godard, e video come Hatsu-Yume del 1981 di Bill Viola e Poème électronique di Le Corbusier-Varèse del 2004 di Eugenio Giordani, Roberto Vecchiarelli, David Monacchi, Raffaele Mariotti, sono altresì previsti due interventi critici: uno di Letizia Paonessa su “Fotografia animata e movimento disegnato” e l’altro di Valentina Valentini su “Immagini viventi. L’arte liminale di Bill Viola”.

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Supercinema (Caanzaro), Francesca Prestia canta Erik Satie, Gymnopedie N. 1 accompagnata alla chitarra da Giuseppe Donnici. (Da sinistra) Valentina Valentini, Andrea La Porta e Letizia Paonessa.


METAFORE DELLA VISIONE V (27 aprile - 25 maggio 2011)

Swinging Cinema Peter Whitehead e il rockumentary 1960-2000

Rassegna cinematografica a cura di
Andrea La Porta e Dacia Palmerino

La quinta edizione di Metafore della visione, che viene proposta dall’Associazione culturale catanzarese “Etnovisioni s.n.c.”, e si avvale della collaborazione della Contemporary Films di Londra e di Microcinema Perugia, si sofferma sul rapporto cinema-musica, e in particolare su alcune tra le figure di maggiore spicco nell’ambito del cosiddetto “rockumentary”, prima fra tutte quella del grande cineasta indipendente anglosassone Peter Whitehead. Whitehead sarà il fulcro della rassegna; di lui si cercherà di offrire un ritratto a tutto tondo: ecco perché saranno anche proiettati alcuni suoi film non precipuamente musicali ma ugualmente memorabili sotto il profilo cinematografico e più generalmente politico-culturale, come: The Perception of Life (1964), primo documentario del cineasta di Liverpool, incentrato sulla storia dell’evoluzione delle scienze biologiche correlate allo sviluppo delle tecnologie microscopiche; Wholly Communion (1965), “rockumentary letterario” che cattura il primo meeting di poeti Beat inglesi e americani dell’11 giugno del 1965 alla Royal Albert Hall; The Fall (1969), considerato da Whitehead il suo film più importante, che riflette sulla violenza, la rivoluzione e le lotte civili della fine degli anni Sessanta in America, documentandone i momenti salienti attraverso testimonianze di Robert Kennedy, Arthur Miller e Robert Rauschenberg; per finire con Terrorism Considered as One of the Fine Arts (2009), ultimo film di Whitehead, in prima assoluta in Italia, ispirato a un suo stesso racconto, che prende spunto dall’11 settembre per narrare le vicende di un gruppo di ecoterroristi. Quattro film non musicali, dunque, ma estremamente importanti appunto per delineare a 360 gradi la figura artistica socialmente e politicamente impegnata di Peter Whitehead.
Come si diceva all’inizio, è sul rapporto cinema-musica che la quinta edizione di Metafore della visione intende concentrarsi, anche per rendere omaggio e dialogare con un evento di grande pregnanza culturale che da qui a qualche mese dovrebbe registrarsi nella nostra città, e cioè l’apertura di un Museo del Rock.
Il rockumentary è una particolare categoria di documentari, a cui appartengono anche i film-concerto, che ebbe la sua genesi nel 1967 con Don’t Look Back, ritratto di Bob Dylan realizzato da D. A. Pennebaker, il quale scelse di applicare lo stile della “camera invisibile” al mondo della musica rock. Con questo film Pennebaker definì le regole di un genere documentaristico che, da lì in avanti, non si sarebbe più limitato a registrare l’evento ma, allargando il campo di ricerca, sarebbe entrato nei complessi meccanismi dei concerti rock intesi come eventi sociali, culturali e politici. Gli autori di questi film non solo fornirono un nuovo sguardo sulla vita delle star della musica ma - soprattutto durante gli anni Sessanta - attribuirono alla musica rock lo status di rivoluzionario strumento di analisi sociale, di termometro dei cambiamenti in corso.
Peter Whitehead (all’anagrafe Peter Lorrimer Whitehead) è, assieme a D. A. Pennebaker, il più importante regista di rockumentary vivente, e non solo. Nato a Liverpool nel 1937, ha seguito direttamente la cosiddetta controcultura angloamericana, le rivolte studentesche al di là dell’Oceano, la Swinging London, in maniera mai scontata o celebrativa, per farne capire (anche) i limiti. Ha cavalcato le barricate e spronato il cambiamento di quegli anni, che hanno segnato il “prima” e il “dopo” della nostra era. E’ stato il talent scout dei grandi gruppi che hanno fatto la storia del rock: Rolling Stones, Led Zeppelin, Pink Floyd, Beach Boys, Jimi Hendrix, la stessa Nico, etc. In una filmografia densa di emozioni, il cineasta ha racchiuso un'antologia di performance e di miti di un decennio - 1966-1977 - che non ha eguali nella storia della musica rock. Inventore del videoclip, ma anche romanziere, pittore, studioso di fisica e cristallografia, e allevatore di falchi, Whitehead porta scritta nella sua storia l’inesauribile curiosità che ancora oggi lo guida.
La rassegna, che, oltre alla filmografia rockumentaristica di Whitehead, proporrà una selezione di rockumentary realizzati tra gli anni Sessanta e Duemila da grandi cineasti come D. A. Pennebaker, Fred Marshall, Jean-Luc Godard, Jonathan Caouette, Jonathan Demme, Ronald Nameth, Andy Warhol, Grant Gee, Julien Temple, Stephen Kijak, e l’italiano Pierpaolo De Iulis, si articolerà in nove giornate (due a settimana per cinque settimane) con una proiezione pomeridiana, alle ore 18.00, e una serale, alle ore 21.30. Ciascuna proiezione verrà preceduta da una breve presentazione del o dei film in programma.

I curatori della rassegna
Andrea La Porta e Dacia Palmerino

Programma

    Mercoledì 27 Aprile
  • Ore 18.00 Presentazione della rassegna.
  • Ore 21.30 Peter Whitehead, The Perception of Life (1964, GB, 30’).
    Peter Whitehead, Wholly Communion (1965, GB, 33’).
    Martedì 04 Maggio
  • Ore 18.00 Peter Whitehead, The Fall (1969, GB/USA, 120’).
  • Ore 21.30 Peter Whitehead, The Pink Floyd. London 1966-67 (1967, GB, 30’).
    Peter Whitehead, Tonite Let’s All Make Love in London (1967, GB, 70’).
    Mercoledì 05 Maggio
  • Ore 18.00 Fred Marshall, Popdown (1968,GB, 22’).
    Ronald Nameth, Exploding Plastic Inevitable (1966, USA, 18’)
  • Ore 21.30 Andy Warhol, The Velvet Underground & Nico (1966, USA, 67’)
    Martedì 10 Maggio
  • Ore 18.00 Jean-Luc Godard, One plus one. Sympathy for the Devil (1968, UK,95')
  • Ore 21.30 Peter Whitehead, Pop Films (1966-1969, GB, 120’):
    The little Bastard Immediate;
    Jimmy James & The Vagabonds;
    The Move e I can hear the grass grow
    The Shadows, Maroc 7;
    The Shadows, Bombay Duck;
    The Twice as Much, Crystal ball;
    P.P. Arnold, The Time has Come;
    The Small Faces, Get Yourself Together;
    The Small Faces, Itchycoo Park;
    Murray Head, She Was Perfection;
    Billie Nicholls, It Brings Me Down;
    The Dubliners, 7 Drunken Nights;
    Jimi Hendrix Experience, Hey Joe;
    Nico, I’m Not Sayin’;
    Eric Burdon & The New Animals, When I Was Young;
    The Rolling Stones, Have You Seen Your Mother Baby;
    The Rolling Stones, Lady Jane;
    The Rolling Stones, Let’s Spend The Night Together;
    The Rolling Stones, We Love You.
    Mercoledì 11 Maggio
  • Ore 18.00 Peter Whitehead, LED ZEPPELIN: Live at Royal Albert Hall (1970, GB, 100’)
  • Ore 21.30 Jonathan Demme, Stop Making Sense (1984, USA, 88’)
    Martedì 17 Maggio
  • Ore 18.00 D.A. Pennebaker/Chris Hegedus, Jimi Plays Monterey (USA, 1968-1986, 49’)
    D.A. Pennebaker/Chris Hegedus, Shake! Otis at Monterey (USA, 1968-1986, 19’)
  • Ore 21.30 Don Alan Pennebaker, Ziggy Stardust And The Spiders from Mars (1983, USA, 90’)
    Mercoledì 18 Maggio
  • Ore 18.00 Grant Gee, Meeting People is Eeasy (1998, UK, 96')
  • Ore 21.30 Julien Temple, Joe Strummer. The Future is Unwritten (2007, UK, 123’)
    Martedì 24 Maggio
  • Ore 18.00 Pierpaolo De Iulis, Crollo Nervoso (1° Puntata “Onde Emiliane”) (2009, ITA, 60')
  • Ore 21.30 Jonathan Caouette, All Tomorrow's Parties (2009, GB, 92')
    Mercoledì 25 Maggio
  • Ore 18.00 Stephen Kijak, Stones in Exiles (2010, UK, 145')
  • Ore 21.30 Peter Whitehead, Terrorism Considered as One of the Fine Arts (2009, GB/A, 155’)